La leggenda del “consenso del 1992”

Xi Jinping ritratto come Winnie the Pooh (accostamento censurato in Cina)

Il 2019 non porta niente di nuovo nell’atteggiamento della Cina verso Taiwan. Il 2 gennaio infatti il presidente a vita della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping (習近平, in pīnyīn Xí Jìnpíng) ha tenuto un discorso su Taiwan. I contenuti non sono diversi da quelli usati di solito quando il governo cinese si esprime su Taiwan: siamo una grande famiglia, lo stesso popolo sui due lati dello stretto di Taiwan, la meta finale è l’unificazione (=sottomissione di Taiwan alla Repubblica Popolare Cinese), se non vi va bene fa niente perché useremo la forza. Il governo cinese è abituato a minacciare di usare la forza contro il decimo Paese più libero al mondo (la Svizzera è al numero 2, l’Italia al 34, la Cina al 135). Taiwan dal canto suo è abituata a non farsi intimidire, il suo presidente, Tsai Ing-wen (蔡英文, in pīnyīn: Cài Yīngwén), infatti ha giustamente risposto picche: la volontà dei cittadini di Taiwan è quella di rimanere liberi. Infatti un recente sondaggio mostra che solo il 3% dei taiwanesi vuole l’unificazione con la Cina ora e il 12.5% dice di preferire rimanere nell’attuale status quo prima di una unificazione con la Cina; quindi un totale di solo il 15.5% che vede bene, prima o poi, l’unione con la Cina.

OhBear (喔熊, Ōxióng), l’orso nero mascot di Taiwan. È dispiaciuto per la sorte del suo amico Winnie the Pooh in Cina.

Xi Jinping e il governo autoritario cinese quando parlano di prendersi Taiwan tirano sempre fuori il famoso “principio dell’unica Cina” e il conseguente “consenso del 1992” per giustificare le loro mire su Taiwan. C’è solo un problema: il consenso del 1992 è un mito. La Cina infatti giustifica politicamente la sua legittimità nel pretendere di avere Taiwan soprattutto su un accordo di comuni intenti che la Cina e Taiwan avrebbero preso nel 1992, ossia che esiste un’unica Cina. Nella realtà quest’atto politico fondamentale per la Cina è stato discusso in una riunione non ufficiale tra le parti a Hong Kong e non è per nulla un consenso: all’epoca (e oggi) la Cina pensava che “l’unica Cina” sia la Repubblica Popolare Cinese, mentre i politici taiwanesi del KMT (il partito “filo-unificazione”) all’epoca al potere a Taiwan invece che fosse la Repubblica di Cina (ossia il nome “ufficiale” di Taiwan). Oggi, inoltre, nessuno, tranne qualche anziano sostenitore cinese del KMT riparato a Taiwan dopo la sconfitta nella guerra civile in Cina, pensa che il governo a Taiwan abbia giurisdizione sulla Cina. Persino il termine “consenso” è stato inventato anni dopo.

La presidente di Taiwan Tsai Ing-wen mette le cose in chiaro

Quindi, i taiwanesi non si sono mai espressi su questo presunto consenso ma Xi Jinping e quelli venuti prima di lui parlano di questa riunione non ufficiale e dagli esiti confusi avvenuta nel 1992 come se fosse scritta sulle Tavole della Legge e soprattutto con questa giustificano le minacce che quasi quotidianamente mandano a Taiwan. Purtroppo sappiamo bene che i cinesi non possono prendere decisioni democraticamente. I taiwanesi invece hanno questa fortuna e fino ad adesso non hanno dato nessun consenso all’unificazione con la Cina. È troppo chiedere che il presidente a vita della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping ne tenga conto, non è nella sua natura. Sarebbe invece auspicabile che la comunità internazionale prendesse finalmente una chiara posizione mettendosi dalla parte di 23 milioni di persone che vivono in un Paese libero e democratico e che non si prendano come punti di partenza per le discussioni delle dichiarazioni che sono tutto fuorché unanimi.  

A Hong Kong sanno per esperienza che le promesse del governo cinese sono da prendere con le pinze