Picchiare il cane: esempi di toponomastica di Taiwan

La toponomastica di Taiwan riflette la sue essenza di isola con un passato e un presente multiculturale. Infatti a differenza di quello che può sembrare, molti nomi di luoghi non sono di origine cinese mandarina. In due parti esamineremo quattro esempi di nomi di città. Qui la prima parte, la prossima settimana la seconda.

1. Hsinchu: nuovo bambù?
Oggi la città costiera di Hsinchu (新竹, Xīnzhú in pīnyīn) è conosciuta per essere la capitale taiwanese dell’industria tech; è infatti sede per esempio del più grande produttore di microchip al mondo, cioè TSMC. In mandarino il nome di questa città significa letteralmente “nuovo bambù”, tuttavia questo nome in realtà è derivato dal giapponese Shinchiku (anche qui il significato è “nuovo bambù), che a sua volte è derivato dal taiwanese Shintek.
La prima sillaba (xīn o shin) vuol dire “nuovo”, nessun problema qui. La seconda parte del nome (zhú in mandarino o chiku in giapponese) è più interessante. Infatti il nome taiwanese della città, Shintek, non significa “nuovo bambù”. “Tek” infatti deriva dal precedente nome della regione, Tekkham, dato dai colonizzatori spagnoli del 17imo secolo. Probabilmente deriva da una parola della locale lingua aborigena Taokas, che significa litorale.
Nel 1878 l’impero cinese, che controllava Taiwan, cambiò la sub-prefettura di Tekkham nel nuovo distretto di Tekkham, ossia Shintek.
Quindi, ricapitolando: Tekkham (taiwanese/spagnolo/taokas) venne rifondata come Nuova Tekkham, ossia Shintek (taiwanese), che divenne Shinchiku (giapponese) e infine Hsinchu (mandarino, Xīnzhú in pīnyīn)

Kaohsiung

2. Kaohsiung: nessuna violenza sugli animali
Kaohsiung (高雄, Gāoxióng in pīnyīn) è una grande città portuale del sud di Taiwan. Il nome originario della regione è Takau in taiwanese, che a sua volta è derivato da una parola dalla lingua aborigena siraya che significa “foresta di bambù” (sarebbe stata un’etimologia appropriata per Hsinchu!). Purtroppo per scrivere Takau sono stati scelti dei caratteri cinesi non molto edificanti, ossia 打狗 (Dǎgǒu in pīnyīn), che letteralmente vogliono dire “picchiare il cane”.
Quando successivamente i giapponesi presero il potere, decisero, non molto sorprendentemente, che i caratteri scelti non fossero il massimo e quindi cambiarono i caratteri mantenendo più o meno la pronuncia: 高雄, Takao, in giapponese. C’è da dire che nemmeno i caratteri scelti dai giapponesi erano eccelsi, infatti takao in giapponese vuol dire “maschio alto”.
Infine, nel 1945 il Giappone perse il controllo di Taiwan e la Repubblica di Cina decise di lasciare i caratteri scelti dai giapponesi e di pronunciarli in cinese, ossia Kaohsiung (Gāoxióng in pīnyīn).
Ricapitolando: Takau (in taiwanese derivato dal siraya) diventa Takao (in giapponese) e infine Kaohsiung (in mandarino).

Il Chiang Kai-shek Memorial Hall e la Commissione per la giustizia di transizione

La Commissione per la giustizia di transizione (促進轉型正義委員會, Cùjìn Zhuǎnxíng Zhèngyì Wěiyuánhuì in pīnyīn) è un’agenzia governativa indipendente istituita il 31 maggio 2018. La sua missione è investigare sulle azioni intraprese dal Guómíndǎng (國民黨, scritto comunemente Kuomintang, KMT), ossia il partito-stato che ha tenuto dittatorialmente il potere a Taiwan dal 15 agosto 1945 al 6 novembre 1992. Gli scopi principali della commissione sono: rendere gli archivi politici facilmente accessibili, rimuovere i simboli autoritari, rimediare alle ingiustizie giudiziarie e produrre un report sulla storia di quel periodo per fare in modo di avanzare ulteriormente nella promozione della giustizia di transizione.

La ministra della cultura, la signora Cheng Li-chiun (鄭麗君) ha detto recentemente che la giustizia di transizione non riguarda solamente il rimuovere i simboli del passato autoritario di Taiwan o di spazzare via l’eredità dei passati leader politici autoritari e non dovrebbe essere vista come un’occasione per alimentare l’antagonismo tra diverse sensibilità presenti nella società taiwanese. Il suo scopo dovrebbe essere quello di rettificare gli sbagli del passato.

A Taiwan attualmente è in corso un dibattito sul Chiang Kai-shek Memorial Hall (中正紀念堂, Zhōngzhèng jìniàn táng in pīnyīn), ossia il memoriale a Taipei dedicato al dittatore cinese Chiang Kai-shek (蔣介石, Jiǎngjièshí in pīnyīn) riparato a Taiwan dopo la sconfitta in Cina contro i comunisti e che ha governato con il pugno di ferro Taiwan dal 1949 al 1975. La ministra pensa che i piani per il rinnovo del memoriale non fanno parte solo degli sforzi della giustizia di transizione ma puntano a rimodellare Taipei. Infatti durante il periodo coloniale giapponese e, ancora prima, il regno della dinastia Qīng (清朝) l’area era una base militare; in definitiva i taiwanesi non hanno mai avuto la possibilità di decidere per cosa usare l’area. La ministra della cultura a tal proposito ha elaborato proposte per redesignare l’area.

Il 2018 ha visto diversi atti di vandalismo da parte di giovani attivisti contro il memoriale. Molti taiwanesi lo percepiscono come una ferita ancora aperta del loro passato e ritengono inaccettabile che ancora oggi ci sia un monumento così importante dedicato a quello che a tutti gli effetti è stato un dittatore autoritario che ha causato innumerevoli lutti ai taiwanesi. È come se in Italia ci fosse un memoriale dedicato a Mussolini. Il memoriale è situato nella Piazza della Libertà, una piazza di 240’000 metri quadri nel distretto di Zhongzheng (中正區, Zhōngzhèng qū in pīnyīn). Nella piazza ci sono anche il Teatro Nazionale e la Sala dei concerti, la piazza inoltre serve anche per diverse manifestazioni. Quindi il suo carattere “civile” e “culturale” è già pronunciato. Il memoriale a Chiang Kai-shek è un po’ il suo grosso neo autoritario.

Taiwan: 23 milioni di persone e molte lingue

Taiwan originariamente era abitata da popolazioni aborigene, poi è stata colonizzata dagli olandesi, portoghesi e spagnoli che l’hanno utilizzata come base per i commerci. Successivamente Taiwan è entrata nell’Impero Cinese e dal 1895 al 1945 nell’Impero Giapponese. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la Repubblica di Cina perdente contro i comunisti si è ricollocata a Taiwan, e con lei circa due milioni di persone dalla Cina.

 Nonostante oggi Taiwan sia abitata solamente da 23 milioni di persone, grazie a questa sua storia è un mix di gruppi culturali diversi. Questa diversità si riflette in svariati aspetti della cultura taiwanese, come per esempio le lingue parlate oggi a Taiwan. Il cinese mandarino standard è la lingua ufficiale ed è parlata fluentemente da quasi tutto i taiwanesi. Tuttavia diverse altre lingue sono parlate nell’isola e sono parte integrante della cultura taiwanese: l’hokkien taiwanese (福佬, fúlǎo; i cui parlanti vengono chiamati hoklo), l’hakka (客家) e le lingue aborigene.

Hokkien di Taiwan
Nella famiglia delle lingue cinesi mǐnnán (閩南) fa parte l’hokkien, tra i diversi hokkien c’è anche l’hokkien di taiwan. L’hokkien è originario della regione meridionale del Fújiàn (福建). Con l’emigrazione dal Fújiàn a Taiwan, l’hokkien si mescola prima con le lingue aborigene e poi assorbe parole dal giapponese. Oggi l^hokkien taiwanese (chiamato anche semplicemente taiwanese) è una lingua distinta e non mutualmente intellegibile con il mandarino o altre lingue cinesi.

Lingue mǐnnán

Hakka
Il popolo hakka è circa il 15-20% della popolazione taiwanese ed è il secondo gruppo etnico più grande dell’isola. È il discendente dagli hakka che sono immigrati dal Guǎngdōng (廣東) meridionale alla fine della dinastia Míng (明朝). Si pensa che gli hakka siano originari dalle odierne province cinesi dell’Hénán (河南) e dello Shǎnxī (陝西) e che a causa di guerre e disordini migrarono nella Cina meridionale. La lingua hakka è stata influenzata dalle diverse lingue delle aree nelle quali gli hakka sono migrati, di conseguenza ha sviluppato diversi dialetti. A Taiwan ci sono due dialetti, o accenti, hakka principali: sìxiàn (四縣) parlato nel nord e sud dell’isola e hǎifēng (海豐), chiamato anche hǎilù (海陸), parlato prevalentemente nel centro-ovest. Questi due dialetti sono mutualmente intellegibili ma differiscono nella pronuncia e nei toni. Da canto suo, la lingua hakka è distinta e non mutualmente intellegibile con l’hokkien taiwanese, il cinese mandarino e le altre lingue cinesi.

Distribuzione a Taiwan dei dialetti hakka

Lingue aborigene
Le lingue aborigene sono conosciute anche anche lingue formosane e sono le lingue degli aborigeni, circa il 2% della popolazione. Purtroppo pochi aborigeni sono ancora in grado di parlare queste lingue: almeno dieci delle ventisei lingue formosane sono estinte, cinque sono moribonde e altre ancora in pericolo. Nel tentativo di salvare queste lingue dall’estinzione, nel 2005 il governo taiwanese ha ufficializzato un sistema di scrittura in alfabeto latino per tutte le lingue aborigene e aiutato il formarsi di classi e programmi di certificazione linguistica. Le lingue aborigene di Taiwan hanno un importante significato nella linguistica storica, in quanto è assai probabile che Taiwan sia stato il luogo di origine dell’intera famiglia linguistica austronesiana.

Le famiglie delle lingue formosane prima della colonizzazione cinese